Taranta

Accanto al simbolismo del linguaggio,caratterizzato dalla discorsività, esiste quello presentazionale proprio dell’arte, concepita come insight ovvero intuizione che si esprime nella forma pregnante di una significanza polisemica. L’autore riprende il mito del dio Dioniso, sviluppando un pensiero che ruota intorno al tema centrale della catarsi, secondo articolazioni che investono diversi ambiti di ricerca. Indagando e cogliendo le modalità di espressione dell’umano sentire, lo scultore confida nella funzione dell’arte come< libertà e liberazione>, proprio come la musica, il canto, la danza. L’Opera, realizzata con chiaro intento celebrativo delle proprie origini, presenta una tecnica che diventa sempre più raffinata e tendente al barocco. La Taranta rimanda alle feste baccanali, alla religione dionisiaca diffusa in tutto il Mediterraneo e nella Campania. I cortei, con le loro menadi scatenate, rivivono in questa rappresentazione dove manca solo una coppa in cui bere del vino sacro. Reimmergersi in una forma esistenziale caotica, significava l’annientamento di tutti i peccati, l’essere umano diveniva contemporaneo della cosmogonia, assisteva e partecipava alla creazione del mondo. L’estasi della mania, dimostrava che la condizione umana poteva essere oltrepassata; l’anima lievitava e si purificava nel sogno. Il significato di Dioniso, dio del vino e del ballo, inteso come atto liberatorio ed evasione è qui assimilato al concetto dell’arte, libertà e liberazione dai propri affanni.  

Dott.ssa Carmela Figundio